Il secondo editoriale
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Il confine tra una stampa di settore asservita e modaiola e quella seria con equilibrati racconti del gusto, spesso sembra non riconoscibile. Ma c’è un dato inequivocabile che contraddistingue: quello della diffamazione sottile, dello schieramento aprioristico nel sostenere tesi apparentemente eque e libere, piuttosto che nella reale capacità di dialogare con i lettori prima ancora che con gli inserzionisti. Qualcuno ci ha chiesto del nostro “progetto editoriale”, della nostra capacità a sostenere con eventi ed altre esternazioni visibili la nostra presenza, e dunque di farci “riconoscere”. Ebbene, il nostro progetto eredita stile e filosofia dall’Associazione omonima per parlare d’enogastronomia e di cultura del gusto, con senso di civiltà e competenza. Ma soprattutto, senza schieramenti preconcetti ed autoreferenziati, od usando calderoni contenitori in cui versare di tutto indiscriminatamente! Come ha scritto magistralmente Carlo Scarpa: il brutto non ci interessa, il bello lo conosciamo, siamo alla ricerca del sublime. Questa frase coincide in fondo con la filosofia della nostra rivista che approda nel mondo della comunicazione e dell’informazione. Noi vogliamo scegliere, semmai anche sbagliando se capita, ma senza farci pilotare solo dalle convenienze o da occasionali rapporti dettati dalla pubblicità invece che da autentici approfondimenti. Per questo desideriamo andare alla ricerca di quello che è in controtendenza alla “globalizzazione” sfrenata ed eccessiva, poiché il nostro “Gusto Italiano” raggruppa tutto il mondo che i nostri sensi recepiscono nel modo più bello. Certo, ci saranno programmi più attenti e puntuali, presto anche un sito insieme ad occasioni esterne e promozionali, come si può leggere nella nostra nuova rubrica “Nuvole fritte”, ma ricordando che prima di apparire noi vogliamo coltivare la sostanza dell’essere. “Il Gusto Italiano” è questo: valorizzare le eccellenze del nostro Paese, farle conoscere, e andare oltre. Il filosofo Baruch Spinoza affermava che “le cose sublimi - cioè quelle più belle - sono le più rare e difficili da conseguire”. Questa è la nostra sfida, la sfida della nostra rivista che dovrà diventare la rivista del “Gusto Italiano” per tutti coloro che amano il sublime. Un gusto che parla di enogastronomia, ma andiamo anche verso il design, moda, architettura, musica, arte, storia, letteratura…. Così come cerchiamo di parlare di tutti i territori italiani, un po’ alla volta, distribuendo in modo equanime approfondimenti o brevi informazioni, perché questo gusto italiano non ha capitali ma è capace di un unico racconto ugualmente pregevole in ogni dove, basta saperlo riconoscere e rappresentarlo.
Giovanni Meneghini








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